I social network che frequentiamo vivono grazie ai nostri comportamenti. Ciò che pubblichiamo, ciò a cui mettiamo il like, dove commentiamo, cosa condividiamo, sono tutti elementi che il social network acquisisce ed elabora mediante opportuni algoritmi con l’obiettivo di decidere cosa mostrarci. Questo vale, ad esempio, per individuare meglio il pubblico a cui mostrare i post sponsorizzati dagli inserzionisti, ma anche, più banalmente, per verificare cosa mostrare prima nel nostro feed e in quello di tutti gli altri utenti come noi. Più interagiamo con un profilo o una pagina, insomma, più spesso l’algoritmo ci mostrerà post provenienti da quella fonte.

Questo, di norma, è un vantaggio, perché se interagisco con frequenza con un utente verosimilmente è perché sono davvero interessato a ciò che pubblica. L’altra faccia della medaglia è che profili e utenti con cui magari vorremmo interagire non ci vengono mostrati spesso, quindi le interazioni saranno poche, alimentando per quei post la bassa probabilità di esserci mostrati nel feed.

D’altro canto, tutto questo discorso si regge sul presupposto che ciò con cui interagiamo sia ciò che ci interessa. Una rapida occhiata ai principali social network però ci mostra come questo non corrisponda sempre alla realtà dei fatti. Spesso e volentieri vedo nel mio feed condivisioni da parte di utenti che seguo di post accompagnati da commenti negativi, per mostrare ai propri contatti la propria disapprovazione riguardo quei contenuti. Può essere il caso di post di politici o personaggi famosi, interviste, dichiarazioni o articoli di giornale.

L’algoritmo del social network, però, non sa riconoscere questa disapprovazione da parte dell’utente umano. Per esso è una semplice condivisione, quindi un’interazione positiva. Il risultato è che quel contenuto che si disapprova verrà premiato dall’algoritmo proprio grazie alla condivisione che ne è stata fatta, anche se lo scopo era di tutt’altra natura.

Allo stesso modo, tutte le reazioni legate ai pulsanti “mi piace” sono equivalenti, ai fini dell’algoritmo, anche quelle che in apparenza sembrano attribuire un giudizio negativo al contenuto. I commenti, inoltre, principale strumento tramite cui esprimere la propria indignazione sotto i contenuti che non ci piacciono, sono allo stesso modo considerati interazioni positive, ai fini dell’algoritmo, perché sottolineano come quel contenuto generi reazioni da parte degli utenti del social.

Tutto ciò, quindi, favorisce il contenuto che ideologicamente non condividiamo a diffondersi ancora di più all’interno della rete. Facciamo il gioco di chi lo ha pubblicato, aiutandolo a raggiungere ancora più profili e a ottenere più visualizzazioni e interazioni.

L’unico modo che abbiamo per dare un vero segnale, dal punto di vista del funzionamento del social network, riguardo ciò che non ci piace è ignorare il contenuto. Non applicare reazioni, non commentare, non condividere. Se per quel contenuto ci sono gli estremi per una segnalazione – di norma si deve aver a che fare con contenuti che inneggiano all’odio e alla violenza o cose simili – allora si può pensare di agire in tal senso, ma in tutti gli altri casi è meglio scrollare oltre e passare a contenuti che davvero condividiamo.

Ricordiamoci sempre che ciò che vediamo sui social network dipende da come noi li utilizziamo. Avere un approccio più consapevole alle nostre azioni e reazioni online ci aiuterà a filtrare meglio i contenuti che disprezziamo.

Pubblicato da Gianluca Santini

Escursionista, blogger, scrittore

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