Un percorso in tre libri

Per trattare il tema del minimalismo digitale, ovvero l’utilizzo più consapevole e ottimizzato, più attivo, di smartphone e tecnologia, ho letto di recente alcuni libri. È proprio da questi e dalle riflessioni che ne sono scaturite che voglio partire per tracciare una via per il minimalismo digitale che consenta di farsi un’idea più chiara della situazione. I libri in questione sono:

Insieme ma soli

Sherry Turkle è una sociologa e psicologa, lavora presso il M.I.T. (Massachusetts Institute of Technology) e ha dedicato la sua carriera al rapporto socio-psicologico tra tecnologia ed essere umano, in particolar modo sui bambini e gli anziani e riguardo ai robot sociali. La prima parte del libro in questione, infatti, è dedicata a questi ultimi, alle dinamiche che si instaurano con giocattoli robotici o robot destinati alla funzione di tenere compagnia. Per quanto sia un tema molto interessante, esula dal focus di questo articolo. Tuttavia, la seconda parte del saggio è dedicato proprio alla continua connessione online in cui ormai viviamo.

L’autrice è interessata ad analizzare gli effetti di dipendenza provocati da queste tecnologie, di come erodano il nostro tempo libero e inibiscano comportamenti più sani. Per farlo intervista tantissime persone con età ed estrazioni sociali variabili, al fine di individuare i loro comportamenti. Una delle persone intervistate sintetizza in modo molto efficace il concetto chiave su cui si instaura la possibile dipendenza:

La tecnologia è un male perché le persone sono più deboli della sua forza d’attrazione.

Uno degli intervistati dall’autrice (rimasto anonimo)

Internet viene usato senza rendersi conto, quindi, di star giocando una partita ad armi impari. La promessa di una maggiore produttività, di un potersi quindi ritagliare maggior tempo per sé, insita nella praticità e comodità di utilizzare certi dispositivi, viene annichilita dal fatto che quel tempo extra alla fine lo passiamo ancora sul dispositivo, in maniera però del tutto improduttiva.

Viene a perdersi tutta una serie di fattori importanti per lo sviluppo umano, per la solidità delle relazioni sociali e individuali. Uno dei tanti su cui l’autrice insiste è la capacità di stare da soli e riflettere sulle proprie emozioni e pensieri in via privata. Un elogio alla solitudine (da non confondersi con l’isolamento) che sento di condividere in pieno:

L’isolamento è una solitudine fallita. Per sperimentare la solitudine dobbiamo essere in grado di raccoglierci in noi stessi; altrimenti, saremo semplicemente isolati.

Sherry Turkle

Sherry Turkle comunque non arriva al totale rifiuto della tecnologia. Evidenziarne i punti critici serve soprattutto a renderci consapevoli, per indirizzarci verso un utilizzo più sano dello smartphone e dei social network:

Dobbiamo trovare il modo di convivere con la seducente tecnologia e farla lavorare per noi. È difficile e costerà fatica, e il semplice amore per la tecnologia non sarà d’aiuto. Ma non lo sarà neppure l’impulso distruttivo. […] Non occorre rifiutare o denigrare la tecnologia, basta riservarle il giusto posto.

Sherry Turkle

Il tempo passato online in modo passivo ci pone in uno stato di costante disattenzione verso noi stessi, ci porta a consumare l’unica cosa di cui abbiamo davvero il possesso, ovvero il tempo. L’obiettivo, quindi, non è tanto quello di diventare tutti eremiti, anzi, è quello di trovare uno stile di vita più consapevole dell’uso della tecnologia in modo che possa essere duraturo ed efficace nel tempo.

Smetti di leggere notizie

Dobelli è un imprenditore, romanziere e saggista, con alle spalle studi di filosofia. Il concetto chiave del suo libro è ridurre, concentrandosi su contenuti di qualità in bassa quantità, o addirittura azzerare del tutto il consumo delle news, sia offline che online. Il tutto si basa sul fatto che l’industria delle news ci procura notizie irrilevanti vendendocele per rilevanti. Stabilendo un legame, meramente fittizio, tra novità e rilevanza.

Ovviamente questa tesi è difficile da far filtrare in una società in cui le news sono ovunque, anche negli schermi delle sale d’attesa, in cui ci viene costantemente ricordato che essere informati è una delle chiavi per il successo o per comprendere meglio il mondo e la vita. In realtà, l’autore insiste su come le notizie non siano il mezzo più adatto per raggiungere questi obiettivi.

Per quanto riguarda il successo, l’idea di base è che, salvo rare eccezioni, esso si possa ottenere solo in una determinata nicchia. Per essere quindi esperti e poter incidere in maniera efficace su quella nicchia, occorre risparmiare tempo e focalizzare l’attenzione su quella nicchia, senza disperderci in notizie che non hanno un’influenza su di essa.

In sostanza, è un grave errore credere di doversi formare un’opinione su tutto. Il 90% delle nostre opinioni è inutile.

Rolf Dobelli

In relazione, invece, alla maggiore comprensione di ciò che ci circonda, non saranno certo le news, dal carattere estemporaneo e destinate a un consumo istantaneo, a renderci più saggi e consapevoli. Ciò che invece determina una maggiore comprensione sono i buoni libri e gli articoli lunghi di approfondimento. Quindi non tanto le news continue e martellanti, ma volumi interi o il giornalismo investigativo ed esplicativo, che ha bisogno di tempo per realizzare testi e quindi può veicolare un maggiore approfondimento.

Al giorno d’oggi l’informazione non è più una risorsa limitata, l’attenzione invece sì.

Rolf Dobelli

Essere bombardati da continue news, inoltre, porta a una maggiore disattenzione per il testo in sé. La quantità eccessiva porta a un calo della qualità della nostra lettura e quindi a un’attenzione superficiale per ciò che leggiamo.

Un pilastro di tutte le filosofie di vita ragionevoli è questo: ci sono cose su cui potete avere un’influenza e altre su cui non l’avete. Ed è sciocco affannarsi per queste ultime.

Rolf Dobelli

Questo aspetto si collega al fatto che la stragrande maggioranza delle notizie che ci vengono servite pronte per il consumo, in realtà non hanno quasi mai un impatto significativo sulle nostre vite private. Ci sono rare eccezioni, ma se quelle news hanno un effetto vero e tangibile sulla nostra vita, ne veniamo a conoscenza comunque proprio per questo motivo e non in quanto news.

Nella parte conclusiva del saggio, Dobelli si sofferma sul rapporto tra informazione e democrazia. Le principali obiezioni al suo metodo delle zero notizie sono il fatto che per votare bene occorre essere informati e che in uno stato di democrazia è necessario venire a conoscenza di elementi corrotti o simili illegalità. Per la prima, in effetti non sono tanto le news a formare un’opinione per un elettore, quanto i programmi dei candidati, le loro azioni e il dibattito. Per la seconda, si torna al giornalismo d’inchiesta, quello che necessita tempo e produce così contenuti di qualità. Aspetto che non fa sicuramente parte della natura delle news.

Minimalismo digitale

L’ultimo volume è, in realtà, quello più importante dei tre, anche se ovviamente sono tutti collegati e raccontano di un’unica visione. Cal Newport è un professore di informatica alla Georgetown University. Non si può quindi proprio dire che sia un eremita anti-tecnologico, dato che lavora proprio in quel campo. Il suo libro veicola il tema del minimalismo digitale come mezzo per resistere all’economia dell’attenzione, in cui le grandi aziende competono per farci consumare il nostro tempo sui dispositivi elettronici. Anche in questo caso, però, il punto non è il rifiuto completo, ma un uso più consapevole. La definizione che dà di questa pratica è:

Minimalismo digitale: è una filosofia d’uso della tecnologia secondo cui l’utente dedica il proprio tempo online a un ridotto numero di attività accuratamente selezionate e ottimizzate per sostenere obiettivi e valori importanti, trascurando felicemente tutto il resto.

Cal Newport

L’autore, nella prima parte del libro, analizza le radici della dipendenza dalla tecnologia. Uno degli esempi che porta è quello di Tristan Harris, ex dipendente Google che, durante un’intervista, paragonò lo smartphone a un slot machine. L’interesse delle compagnie è farci usare il dispositivo il più a lungo possibile, attraverso due meccanismi, principalmente:

  • Il rinforzo positivo intermittente
  • Il desiderio di approvazione sociale

Per approfondirli, Newport scomoda anche Adam Atler, docente di marketing alla Stern School of Business della New York University. Secondo Atler, postare un contenuto su un social network equivale a giocare d’azzardo: il post riceverà like e commenti o sarà privo di feedback? L’imprevidibilità del risultato è ovvia, ma genera comunque l’ansia del voler controllare continuamente e il desiderio di perseverare nel postare in cerca del feedback positivo che ci faccia sentire apprezzati dagli altri.

L’insidia principale è che l’assenza del feedback positivo non è un evento neutro, ma può provocare angoscia, che porta il cervello a voler monitorare di continuo la situazione e ricercare modi per ottenere riscontri positivi.

L’utilizzo compulsivo non è la conseguenza di un difetto caratteriale, quanto piuttosto l’attuazione di un business plan molto redditizio.

Cal Newport

Nell’oceano dei social network, quindi, ottenere di tanto in tanto dei feedback positivi ci stimola a continuare a cercarli, entrando in un loop da cui diventa complicato uscire.

Cal Newport propone il decluttering digitale:

  • 30 giorni di pausa da tutte le tecnologie non fondamentali per la propria vita professionale e privata
  • Introduzione di attività per costruire un tempo libero di alta qualità
  • Reintroduzione di alcune tecnologie alle condizioni d’uso ottimizzate dall’utente

Anche lui, come Sherry Turkle, sottolinea l’importanza della solitudine come momento di non-distrazione, in cui la mente è libera dai condizionamenti delle altre menti e dagli input esterni. L’occhiata rapida allo smartphone, possibile in qualunque momento della nostra giornata, sta cancellando i pochi momenti di solitudine di cui ancora disponiamo, rendendoci in realtà più isolati di quanto non si sia stati in precedenza. Per Newport stiamo arrivando alla privazione della solitudine, in uno stato in cui trascorriamo pochissimo tempo soli con i nostri pensieri e senza il condizionamento altrui.

Il suo libro riporta esempi, consigli e pratiche e per raggiungere il minimalismo digitale e una maggiore consapevolezza dell’uso della tecnologia, anche riportando testimonianze di chi già si definisce minimalista digitale. Sono presenti molti suggerimenti, con l’idea di non applicarli necessariamente tutti, ma solo quelli che ci aiuteranno nel nostro intento. Si va dal mettere lo smartphone in modalità “Non disturbare” di default e ritagliare solo alcuni momenti della giornata alla connessione e comunicazione online, alle tecniche per usare in modo più selettivo i social media, più da professionisti, passando per indicazioni su come costruire un tempo libero di alta qualità offline:

Se si riempie il vuoto, non si ha più bisogno di distrazioni che aiutino a evitare di guardarlo.

Cal Newport

Come accennato in precedenza, l’autore lavora proprio nel campo dell’informatica, quindi non nega in alcun modo il fascino del futuro tecnologico. Semplicemente, invita a sbloccare il potenziale del mondo digitale assumendo direttamente e attivamente il controllo della nostra vita online, scegliendo gli strumenti da utilizzare in base ai nostri scopi e ambizioni e ottimizzandoli per l’uso che ne vogliamo fare.

In poche parole, l’idea è arrivare al punto di essere noi a utilizzare la tecnologia e non più a essere usati da essa.

Pubblicato da Gianluca Santini

Escursionista, blogger, scrittore

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