Ostacoli

Oggi è il cinquantaquattresimo giorno di lockdown dell’Italia a causa del nuovo coronavirus. Un periodo di sospensione, una bolla temporale in cui sembra di essere congelati, in cui il flusso del tempo come siamo stati abituati a conoscerlo si è ridotto all’unico elemento essenziale, il presente. Un presente a cui, nella vita precedente al lockdown, forse non eravamo davvero abituati, così impegnati a progettare il futuro e a rinvangare il passato. Ed è da questo presente che, per me, dobbiamo cercare di ripartire per ricostruire noi stessi.

È evidente che l’isolamento in cui stiamo vivendo stia generando tristezza, angoscia, ansia, paura. Anche, più banalmente, noia. Siamo stati – e continuiamo a esserlo – bombardati da notizie, siamo circondati da malattia e morte e diventa complicato destreggiarsi tra i dati, gli articoli, chi dice questo e chi dice quello. C’è chi ha difficoltà a stare con sé stesso, ora che il ritmo della vita è stato bruscamente rallentato rispetto a prima. C’è inoltre chi in casa non vive situazioni idilliache, per cui alla preoccupazione generale si aggiungono anche le problematiche specifiche.

È qualcosa di epocale, qualcosa a cui nessuno avrebbe pensato di assistere. Io stesso, crescendo, mi sono spesso domandato a cosa mai la mia generazione avrebbe potuto assistere di portata storica, non essendoci più in Europa, fortunatamente, guerre da molti anni. La risposta era proprio sotto il mio naso, nelle decine di film e libri post-apocalittici che ho visto e letto in passato, nella breve e definitiva parola pandemia.

Viviamo un momento di emergenza sanitaria da un lato e sociale dall’altro, in cui proliferano comportamenti a volte egoisti, a volte solidali, perché siamo esseri umani e siamo fatti di entrambi questi aspetti, che ci piaccia o meno.

È un periodo di crisi, impossibile negarlo. Proprio in questa parola, dal comune significato negativo, però risuona un’eco che ci parla di noi e del futuro.

criṡi (ant. criṡe) s. f. [dal lat. crisis, gr. κρίσις «scelta, decisione, fase decisiva di una malattia», der. di κρίνω «distinguere, giudicare»]

Vocabolario Treccani

“Scelta, decisione, distinguere, giudicare”. La bolla temporale in cui stiamo vivendo, generata dal più grande ostacolo che abbiamo incrociato nel nostro percorso di vita, la pandemia, ci permette di trovare nella crisi l’opportunità di indagare a fondo e ritrovare noi stessi. Uno slancio positivo a cui possiamo fare ricorso per uscirne migliorati.

Stimoli

Il titolo di questo articolo, “Vedere gli ostacoli come stimoli”, è da sempre una delle mie filosofie di vita preferite. La capacità di individuare, anche nei momenti più bui, un modo per reagire e fare di quell’ostacolo uno sprone migliorativo. In una sola parola, oggigiorno tanto in voga: resilienza.

resiliènza s. f. [der. di resiliente]. – 1. Nella tecnologia dei materiali, la resistenza a rottura per sollecitazione dinamica, determinata con apposita prova d’urto: prova di r.; valore di r., il cui inverso è l’indice di fragilità. 2. Nella tecnologia dei filati e dei tessuti, l’attitudine di questi a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale. 3. In psicologia, la capacità di reagire di fronte a traumi, difficoltà, ecc.

Vocabolario Treccani

Se ci pensate, un ostacolo si frappone tra noi e ciò a cui stiamo tendendo, ci impedisce di proseguire. Tuttavia, nessun ostacolo è mai così grande – eccezion fatta per uno, ma a quel punto non c’è proprio più nulla di cui preoccuparsi – da impedirci di proseguire in un’altra direzione. Se lo pensiamo come un masso che blocca il sentiero, ci sarà sempre un modo per aggirarlo e ritrovare la via dietro di esso. Potrà sicuramente essere scomodo, come può esserlo uscire dal terreno battuto per addentrarsi nella boscaglia e spuntare più in là, ma la sensazione di esserci riusciti ci ripagherà di tutto il processo.

Allo stesso modo, ai tempi del coronavirus dobbiamo coltivare questo presente che ci è piombato dall’alto senza accorgercene. Questo interminabile presente che ci impedisce di realizzare quel futuro per cui normalmente viviamo. Possiamo innanzitutto iniziare a chiederci se quel futuro sia davvero ciò che vogliamo. Se ciò che facciamo nel nostro abituale presente ci renda davvero felici. Se la riduzione della nostra vita a elementi essenziali non ci permetta di distinguere ciò che in realtà prima era superfluo e meramente accessorio. Giudicare quante energie investiamo in cose davvero importanti e quante in cose che possiamo eliminare senza sofferenza.

Possiamo scegliere ciò che vogliamo dal nostro futuro. Perché il futuro arriverà, prima o poi, ci capiterà dall’alto e si trasformerà in quel presente che normalmente tendiamo a disprezzare mentre lo viviamo, salvo poi glorificarlo appena si trasforma in passato.

In questo periodo in cui siamo obbligati a rallentare, a fermarci, ad attendere, lo stimolo migliore che possiamo ricavare dalla situazione stessa è sfruttare il tempo concessoci. Di norma abbiamo troppa fretta, ci sono il lavoro, i figli, la scuola, l’università, le bollette, gli aperitivi, le cene, tutte cose che ci fanno correre da una parte e dall’altra. Adesso, siamo solo noi stessi e questo è, per quanto a molti ciò possa suonare spaventoso, il momento migliore per guardarci in faccia e capire chi siamo davvero e chi vogliamo essere dopo.

Pubblicato da Gianluca Santini

Escursionista, blogger, scrittore

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